I topi del cimitero

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 Lo scrittore più crudele è quello che allunga una mano al petto del lettore e gli strappa il cuore, per mettergli davanti agli occhi le sue paure, le sue ambizioni frustrate, i suoi aneliti d’infinito avversati dalla meschinità della carne. Proprio ciò che fa il misterioso e decadente Carlo H. De’ Medici in questi “racconti crudeli” del 1924: dal suo ascetico animo tormentato sgocciolano allucinate risposte alle grandi domande dell’umanità sciagurata – Cos’è la morte? Cosa viene dopo? Cosa si nasconde oltre le stelle? Si può raggiungere la felicità su questa Terra? – che diventano intime e psicologiche fantasie visionarie, cupe narrazioni del terrore, sì, ma dove la “crudeltà” non è altro che, in definitiva, la spietata durezza della verità messa a nudo. Incontriamo, fra queste pagine, topi che profanano la chiesa e compiono un solo, esecrando atto contro il Tabernacolo; un pensatore che con la sola forza della volontà mette gli astri in conflitto l’uno con l’altro; un misero commerciante che sfida la Morte in una bettola da quattro soldi; e così via: racconti dove l’azione lascia spesso il posto ai voli dell’intelletto e dello spirito verso l’utopistica meta di una comprensione più alta dell’esistenza. Sebbene si avvertano le colte influenze di Poe o di Huysmans, e un lirismo nella prosa quasi dannunziano, più che gotici verrebbe da chiamarli racconti esoterici e iniziatici, e siamo sicuri che l’autore approverebbe la definizione. Completano il volume i racconti inediti inclusi nella seconda edizione del libro (Crudeltà, 1927). Con all’interno le illustrazioni originali dell’autore.