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Nella hall di un albergo di provincia, un uomo e una donna si ritrovano subito dopo la sentenza che sancisce il loro divorzio. Parlano, tacciono, tornano a porsi le stesse domande di sempre, come se i tre anni trascorsi dalla separazione fossero passati invano, o non fossero passati affatto. È in una casa non lontana che si sono desiderati e odiati, che hanno voluto morire o uccidere l’altro, che hanno amato troppo e troppo male. Di tanto in tanto il telefono squilla, porta le voci dei nuovi amori, fa irrompere l’altra vita che si sono ormai costruiti. Eppure, in quella notte sospesa, nulla deve accadere e tutto è ancora in gioco. Pièce decisiva del teatro durassiano, "La Musica" (titolo che l’autrice pose direttamente in italiano) venne messa in scena per la prima volta nel 1965. È un dialogo spoglio e ossessivo, costruito su silenzi e ricordi, in cui l’amore sopravvive alla propria fine e continua a risuonare come una melodia melanconica. Vent’anni dopo, Duras scrisse "La Musica Seconda" (in originale La Musica Deuxième) per tornare a quella stessa notte, riproporla, spingerla più a fondo e trasportarla fino all’alba. "La Musica" e "La Musica Seconda" formano un dittico che costituisce un’opera unica, intrecciando un discorso lirico ed evocativo sul tempo che non passa, sull’impossibilità di «finire» una storia, sulla violenza silenziosa dell’amore quando non ha più un nome. In questa prima, attesa, edizione italiana, il testo è arricchito di un ampio apparato critico che ricostruisce la genesi dell’opera, le trasformazioni teatrali e cinematografiche, dando anche conto di varianti e riscritture. Prefazione di Arnaud Rykner.

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